Se fra qualche tempo, la razza umana dovesse perdere improvvisamente, da una generazione all'altra, un paio dei cinque sensi che ogni essere umano oggi possiede, si verrebbe a verificare un interessante quanto simbolico paradosso.
Dopo qualche generazione, i giovani, parlando dei vecchi ormai trapassati e non più consultabili direttamente, potrebbero pensare e dire di questi ultimi che si sono inventati tutto, in merito, per esempio, all'olfatto e al gusto.
Direbbero che non è mai esistito un olfatto, quando annusando un fiore non venisse percepito più nulla dalla atrofizzata mucosa olfattiva; che non è mai esistito un gusto, quando assaporando un cibo non si venisse più inebriati tramite le inani papille gustative.
E potrebbero sorgere interessanti quanto bislacche teorie: le caste dei profumieri e dei cuochi, avrebbero per anni soggiogato il mondo, ancora arretrato e non consapevole, con subdole quanto vuote teorie, proprio per mantenere il proprio potere sugli uomini e per avere un riscontro economico, da un inesistente ambito immaginario, imposto ad arte.
Gli uomini non avrebbero mai potuto annusare e gustare nulla, ma i delinquenti gestori dei falsi sensi, avrebbero influenzato e mentito al mondo per le loro disoneste finalità: potere e denaro.
E la sciocca umanità di quei tempi, avrebbe assecondato i perversi padroni per paura, per ignoranza, per cieca obbedienza, per abitudine.
Il gusto e l'olfatto come inganno collettivo.
E chi mai potrebbe più contraddire i progrediti e dotti scienziati, quando ogni evidenza di laboratorio potesse dimostrare che è stato tutto un imbroglio, perché nessuno percepisce più nulla?
Fantascienza, si potrebbe facilmente dire, oggi, che gustiamo e annusiamo.
Ma procediamo con altre ipotesi bizzarre.
Ipotizziamo, con la stessa fantasia della possibile perdita dei sensi, che per esempio il senso del Sacro e la Religiosità, fossero in un tempo passato, dei sensi reali, così come oggi sono reali e non contestati, il gusto e l'olfatto.
Che prospettiva diversa assumerebbe tutta la critica atea e anti religiosa di questo nostro tempo disgraziato!
Si potrebbe pensare ad un ambito vero, reale; che fornisce sensazioni precise e documentabili, risposte concrete e riscontri oggettivi.
Con rituali e conseguenze, con prese di contatto e risposte; con parole di potenza e conseguenti reazioni dal profondo dell'inesprimibile.
Niente più preti furfanti che inventano Dei inesistenti, utili solo alle loro mire; niente più "oppio dei popoli" teorizzato da dottrine a corto di verità.
Soltanto un mondo perduto, non più fruibile, perché le facoltà dell'uomo attuale si sono atrofizzate.
Un profumo magnifico, non più percepibile perché ormai privi di naso; un sapore sublime non più alla nostra portata perché impossibile da gustare.
Un coito impossibile perché oramai inguaribilmente impotenti.
Ma per fortuna tutto questo è solo fantasia: teniamoci stretti i nostri sensi, e le nostre dotte critiche al mondo dello Spirito del tempo che fu, perché è vero quel che si può provare, non quello che forse c'è stato o forse ci sarà.
lunedì 30 giugno 2014
venerdì 6 giugno 2014
E lo senti tornare
Un raggio di sole si accende
e dona il coraggio, riporta la gioia
mettendo del sale all' insipido piatto
che è diventata la magra esistenza.
L'amore, spezzato o perduto,
che muoia o finisca, non è differente:
è lutto e dolore che lacera il cuore
e lascia rovine sul proprio cammino.
Ma c'è chi consola chi soffre:
è forza potente, un impeto antico
e nuovo ad un tempo, sapiente bellezza,
con sette regali e nove suoi frutti.
Lo senti tornare di nuovo,
quel senso di forza, che vince la morte
quel vento leggero che supera i monti
e apri, sereno, le braccia alla vita.
Armando Luciani -15/5/2014 -
e dona il coraggio, riporta la gioia
mettendo del sale all' insipido piatto
che è diventata la magra esistenza.
L'amore, spezzato o perduto,
che muoia o finisca, non è differente:
è lutto e dolore che lacera il cuore
e lascia rovine sul proprio cammino.
Ma c'è chi consola chi soffre:
è forza potente, un impeto antico
e nuovo ad un tempo, sapiente bellezza,
con sette regali e nove suoi frutti.
Lo senti tornare di nuovo,
quel senso di forza, che vince la morte
quel vento leggero che supera i monti
e apri, sereno, le braccia alla vita.
Armando Luciani -15/5/2014 -
venerdì 28 giugno 2013
La sostenibile pesantezza del non essere
Che cosa è diventato l' uomo...
Da creatura stupenda, fatta, in principio, a immagine e somiglianza del Dio Altissimo, ai nostri giorni è ridotta ad una larva, una stupida marionetta; pallida eco di quella che, in tempi migliori, era la progenie della decima gerarchia angelica, quella dei Ben Elohim: i Figli di Dio.
Purtroppo: l' uomo si abitua a tutto.
Da questo la sostenibilità della nostra attuale condizione.
Siamo esseri immortali, prigionieri di un corpo mortale che abbiamo "indossato" durante la caduta primordiale, il peccato originale; capaci di adattarci alle condizioni più avverse ed è per questa caratteristica che la nostra attuale condizione ci risulta sostenibile.
Anche se non lo sarebbe.
Accettiamo di essere assimilati a dei congegni biologici, ai quali è possibile cambiare i componenti; ci assoggettiamo ai peggiori postulati della più cieca pseudo-scienza profana; consentiamo che la nostra esistenza sia regolata da fredde norme, che prevedono analisi di laboratorio per stabilire il nostro stato di salute e protocolli medici per destabilizzare definitivamente il nostro equilibrio psico-fisico; oppure renderci dipendenti da farmaci e preparati chimici, figli di una alchimia ormai materializzata, pervertita e asservita al profitto.
Pesante è la nostra condizione: materiale e soltanto materiale. Ogni orizzonte celeste viene negato o relegato nel mondo dei sogni e delle illusioni. La forza di gravità ci vincola alla terra: alla dimensione più bassa e grossolana della nostra molteplice realtà.
Ma la sosteniamo.
Perchè siamo parole divine, vestite di luce, sospinte dal soffio dello Spirito.
Ma consentiamo a sordidi agenti del nemico, di sottrarci la felicita; di rubarci il bene più prezioso: il nostro tempo per la Redenzione in questa vita mortale; assecondando frenetici quanto inutili ritmi vorticosi autodistruttivi. E consentiamo loro di deprezzare il nostro lavoro, il nostro ingegno, la nostra operosità, che in verità hanno sempre il medesimo valore, ma che vengono stritolati nelle effimere tenaglie della finanza, che toglie importanza rendendo rara l' unità di misura.
Ci hanno imposto il danaro: per dare un prezzo alla nostra opera negandole il valore.
Valore che è imperituro, e nessuno può cambiare; si può solo mistificare.
Basterebbe voltarsi e guardare alle origini per cambiare: le luminose origini.
Ma barancoliamo nelle tenebre, illusi da falsi profeti.
Come nella caverna di Platone, guardiamo le ombre sul muro credendo che siano vere.
Abbiamo rinunciato ad essere, affascinati dalla lusinga di esistere.
La fase peggiore è incominciata con una inversione: cogito ergo sum.
La caratteristica della nostra attuale, decaduta, condizione è proprio l'inversione: di ruoli, di significato, di prospettiva.
Sum ergo cogito, dice un figlio di Dio.
Perchè i pensieri nemmeno ci appartengono: chi è aduso alla meditazione, sa bene che non si comprende da dove vengano, né dove vadano, né chi o cosa li mandi... non certo noi stessi. A noi è dato rifiutarli o assecondarli: aggrapparci a loro o lasciarli andare, ricamare su di loro o gettarli nella pattumiera.
E ci siamo ridotti ad identificarci con essi!
Homo cerebralis.
Pallide ombre, evanescenti fantasmi della mente, impulsi elettrici di un cervello destinato ad essere cibo per vermi: poniamo in loro il fondamento della nostra essenza; abbiamo rinunciato ad essere.
Ma la luce in fondo al tunnel c'è, anche se non la vediamo.
E allora, anche mentre noi "non siamo", anche mentre noi affondiamo, pesanti, nella tenebra, anche mentre sosteniamo l'insostenibile, c'è Qualcuno che opera nella luce e nella verità: redime l'umanità intera, con un semplice, sublime, incomprensibile sacrificio eterno.
Mysterium Fidei.
Lui dobbiamo ritrovare, a Lui dobbiamo aderire, Lui è la nostra essenza.
Da creatura stupenda, fatta, in principio, a immagine e somiglianza del Dio Altissimo, ai nostri giorni è ridotta ad una larva, una stupida marionetta; pallida eco di quella che, in tempi migliori, era la progenie della decima gerarchia angelica, quella dei Ben Elohim: i Figli di Dio.
Purtroppo: l' uomo si abitua a tutto.
Da questo la sostenibilità della nostra attuale condizione.
Siamo esseri immortali, prigionieri di un corpo mortale che abbiamo "indossato" durante la caduta primordiale, il peccato originale; capaci di adattarci alle condizioni più avverse ed è per questa caratteristica che la nostra attuale condizione ci risulta sostenibile.
Anche se non lo sarebbe.
Accettiamo di essere assimilati a dei congegni biologici, ai quali è possibile cambiare i componenti; ci assoggettiamo ai peggiori postulati della più cieca pseudo-scienza profana; consentiamo che la nostra esistenza sia regolata da fredde norme, che prevedono analisi di laboratorio per stabilire il nostro stato di salute e protocolli medici per destabilizzare definitivamente il nostro equilibrio psico-fisico; oppure renderci dipendenti da farmaci e preparati chimici, figli di una alchimia ormai materializzata, pervertita e asservita al profitto.
Pesante è la nostra condizione: materiale e soltanto materiale. Ogni orizzonte celeste viene negato o relegato nel mondo dei sogni e delle illusioni. La forza di gravità ci vincola alla terra: alla dimensione più bassa e grossolana della nostra molteplice realtà.
Ma la sosteniamo.
Perchè siamo parole divine, vestite di luce, sospinte dal soffio dello Spirito.
Ma consentiamo a sordidi agenti del nemico, di sottrarci la felicita; di rubarci il bene più prezioso: il nostro tempo per la Redenzione in questa vita mortale; assecondando frenetici quanto inutili ritmi vorticosi autodistruttivi. E consentiamo loro di deprezzare il nostro lavoro, il nostro ingegno, la nostra operosità, che in verità hanno sempre il medesimo valore, ma che vengono stritolati nelle effimere tenaglie della finanza, che toglie importanza rendendo rara l' unità di misura.
Ci hanno imposto il danaro: per dare un prezzo alla nostra opera negandole il valore.
Valore che è imperituro, e nessuno può cambiare; si può solo mistificare.
Basterebbe voltarsi e guardare alle origini per cambiare: le luminose origini.
Ma barancoliamo nelle tenebre, illusi da falsi profeti.
Come nella caverna di Platone, guardiamo le ombre sul muro credendo che siano vere.
Abbiamo rinunciato ad essere, affascinati dalla lusinga di esistere.
La fase peggiore è incominciata con una inversione: cogito ergo sum.
La caratteristica della nostra attuale, decaduta, condizione è proprio l'inversione: di ruoli, di significato, di prospettiva.
Sum ergo cogito, dice un figlio di Dio.
Perchè i pensieri nemmeno ci appartengono: chi è aduso alla meditazione, sa bene che non si comprende da dove vengano, né dove vadano, né chi o cosa li mandi... non certo noi stessi. A noi è dato rifiutarli o assecondarli: aggrapparci a loro o lasciarli andare, ricamare su di loro o gettarli nella pattumiera.
E ci siamo ridotti ad identificarci con essi!
Homo cerebralis.
Pallide ombre, evanescenti fantasmi della mente, impulsi elettrici di un cervello destinato ad essere cibo per vermi: poniamo in loro il fondamento della nostra essenza; abbiamo rinunciato ad essere.
Ma la luce in fondo al tunnel c'è, anche se non la vediamo.
E allora, anche mentre noi "non siamo", anche mentre noi affondiamo, pesanti, nella tenebra, anche mentre sosteniamo l'insostenibile, c'è Qualcuno che opera nella luce e nella verità: redime l'umanità intera, con un semplice, sublime, incomprensibile sacrificio eterno.
Mysterium Fidei.
Lui dobbiamo ritrovare, a Lui dobbiamo aderire, Lui è la nostra essenza.
mercoledì 17 aprile 2013
La disintegrazione della società
Senza ombra di dubbio stiamo assistendo ormai da diversi anni ad un fenomeno inquietante quando irrefreneabile: la progressiva disintegrazione della società.
Senza voler tirare in ballo tesi complottistiche o visioni apocalittiche, sarà sufficiente rilevare, obbiettivamente, i tratti fondamentali di quella che è, nei tempi attuali, una tendenza sempre più marcata.
Integrazione è uno dei vocaboli più pronunciati nel lessico ordinario e dai mezzi di comunicazione di massa, ma a ben vedere, la società viene incanalata nel senso diametralmente opposto.
La dis-integrazione comincia dal nucleo elementare di questa nostra società: la famiglia; si estende all'ambito territoriale più immediato; dilaga in quello dalla appartenenza etnica, distrugge quello nazionale; ridicolizza e snatura quello del credo religioso; mina le basi dello stesso consorzio umano.
Ma come si articolano queste disintegrazioni ?
La prima e più importante ai fini del controllo dell'individuo e della società è quella familiare.
La proposta di modelli "alternativi" di famiglia (allargata, omosessuale, di fatto, etc.), non è altro che un diversivo, un espediente, per diminuire nell' immaginario collettivo l' importanza fondamentale di questo "mattoncino" che unito a tanti altri e alla malta che li tiene insieme, costruisce il solido istituto della Nazione.
Le altre forme di micro-relazione umana, sono tutte legittime e da salvaguardare, ma non sono la famiglia. Le si possono affiancare ma non possono sostituirla in nessun modo. C'è un legame di sangue, oltre che di vicinanza, tra i familiari. Non basta essere vicini di casa, o vivere anche nello stesso appartamento, per essere una famiglia.
E il legame di sangue persiste, anche se si vive distanti e disgiunti: non dipende dallo spazio e dal tempo.
Nel caso virtuoso e ammirabile dell' adozione di figli, è il NOME che fa le veci del sangue, perchè ne è la manifestazione verbale, in luogo del quale si pronunciano promesse che implicano comportamenti ed impegni da veri consanguinei.
L'ambito territoriale più immediato è sottoposto ad un altra forma di attacco disgregante: la virtualità.
Sradicare l' individuo dal territorio e proiettarlo altrove, o col corpo o con la mente, è il modo più sicuro per renderlo incapace di interagire concretamente col mondo circostante.
Non importa se emigra in altri luoghi inseguendo miraggi e fuggendo da crisi indotte; oppure se scambia le sue amicizie di quartiere con quelle del social-network di turno: l'importante è che non sia, con mente e corpo, qui e adesso.
I partiti politici e le mafie di tutti i dialetti ben conoscono questa "legge del territorio" e basano su di essa il proprio perverso potere.
L'alienazione davanti alla TV o al dispositivo tecnologico di turno (PC, smartphone, tablet, etc.) è un violento colpo alla stabilità dell' individuo, al suo rapporto con la realtà. L'illusione di essere altrove allontana la possibilità di operare qui e ora.
Forzare l'abbandono della propria terra, del proprio luogo d' origine, è un ulteriore affondo a quella stabilità psico-fisica individuale, e rende le persone più facilmente oggetto di controllo e trattativa sociale.
Sulla etnia si è detto moltissimo e quasi tutto a detrimento e demonizzazione di questa innegabile appartenenza di ogni essere umano.
Si deve alla sottocultura di matrice socialista (che sia nazional-socialista o internazional-socialista poco importa) l' esasperazione della appartenenza etnica e la varie aberranti dottrine delle razze che ne conseguono.
La definizione "sottocultura" non allude al fatto che possa esistere anche una "sopracultura" delle stessa matrice, ma semplicemente che questa forma di pensiero deviato non può in nessuno modo essere annoverato tra le culture. Semmai tra le inculture.
La sua sindrome da comparazione (superiore, inferiore, uguale) che si è rivelata essere una vera e propria patologia collettiva, ha generato le peggiori ideologie, rivoluzioni, distruzioni che il mondo nei suoi lunghi e luminosi millenni, abbia mai conosciuto.
Piuttosto che addizionare i valori di individui o collettività diverse che si incontrano, e magari adempiere il mandato divino: crescete e moltiplicatevi, come farebbero tutte le buone filosofie, questa dottrina tende a sottrarre l'uno all'altro dopo una inutile comparazione (quale che sia il risultato), con la conseguenza non trascurabile della divisione tra le persone e le genti, i sessi e le religioni.
Questo simbolismo comparativo-aritmetico dovrebbe rendere più chiaro il lavoro veramente anti-umano e anti-sociale che queste dottrine attuano.
Non esistono razze superiori o inferiori, e non c'è nemmeno la pretesa uguaglianza dei popoli: c'è solo la meravigiosa e costruttiva diversità degli individui, delle razze e delle culture, che in armoniosa somma, moltiplica le facoltà del consorzio umano.
La distruzione delle nazioni avviene in maniera simile a quella etnica, con la differenza che mentre nelle razze viene accentuata una "diversità da superare", un "pregiudizio da abbattere", tramite l'imbastardimento; per le nazioni si afferma un principio di inutilità e di obsolescenza, dettato dal trascorrere del tempo e dalla conclusione di una non ben definita fase storica.
Ma le nazioni non si basano sul tempo o sui confini geografici, bensì sulla unità linguistica ed etnica, cioè sulla capacità vera e immediata di trasmettersi: concetti, emozioni, sensazioni, verità; attraverso il condiviso dono della parola comune, appresa nelle proprie case da quando si è infanti.
Non è un caso che, fallito il velleitario tentativo dell' esperanto, si sia ricorsi all' inglese come lingua franca: la più elementare, grammaticalmente e sintatticamente, la più inadatta ad esprimere principi spirituali e psichici data la genericità dei suoi vocaboli, la più lontana dalle altezze delle lingue antiche quali il sanscrito, il greco, il latino, capaci di educare oltre che la favella anche l'anima umana. Inoltre non è da trascurare il fatto che in inglese, i suoni vocalici si scrivano in un modo e si pronuncino in un altro: ulteriore segno di confusione e alterazione della comunicazione.
Per la religione, che per sua natura e definizione, dovrebbe unire tutti gli esseri, ogni popolo con la propria forma specifica, in un unica grande famiglia di Dio, è stato fatto un lavoro raffinato e terribile.
Nella mente dei più dotati è stato inserito il dubbio che si tratti di una fandonia; in quella dei meno: l' ostilità verso le forme diverse dalla propria.
Parlare di "Dei falsi" è stato uno sciocco espediente di una certa forma religiosa per prevalere sulle altre; forma che ha poi per prima aperto le porte ad una aberrazione dello spirito ormai dilagante: l' ateismo.
La "guerra di religione" inoltre, invenzione antica per coprire una sempre nuova brama di potere, è una contraddizione in termini: la vera religione professa sempre pace e armonia; e quando vengono usate metafore guerriere è sempre e soltanto nei confronti: dell' errore, del peccato, del male, del maligno, dell' ignoranza; mai nei confronti del prossimo o del remoto.
Dai monoteismi più intransigenti, alle forme meditative estremo-orientali, ai politeismi ritenuti a torto "primitivi" o "sorpassati", ovunque è pace e amore.
Ogni altra intromissione è carnalità, necessità sociale, materialismo cruento.
Per il consorzio umano infine il lavoro di disgregazione è stato capillare e definitivo.
L' appartenenza al genere umano è solo una espressione letteraria, usata e abusata su giornali e simili, ma completamente sconosciuta agli individui.
Il modello individuale più in voga è quello del: single, consumatore, apolide, apolitico, ateo: quanto di più lontano dall' integrità e dall' integrazione con l'altro e col mondo.
Single: perchè l'egoismo regna sovrano, e l'attenzione è solo per la forma fisica, il salutismo, la moda, la seduzione (con successivo abbandono); la fedeltà è considerata un disvalore e il tradimento una "scelta che paga", sbandierata anche dalle offerte promozionali della spietata concorrenza commerciale.
Consumatore: nel senso di puro convertitore di merci in scorie. Niente attenzione agli sprechi, all' ambiente, alla non rinnovabilità delle fonti. Una macchina da spesa, capace solo di convertire i prodotti delle varie industrie in pattume da smaltire con sempre crescente difficoltà.
Apolide: senza patria nel cuore, senza una terra sotto i piedi: migrante, migrato, o in procinto di migrare; oppure col frenetico desiderio di viaggiare, fuggendo e cercando non si sa bene cosa; disprezzando ciò che è proprio ed esaltando un' utopia che non si avvererà mai.
Apolitico, nel senso che è disinteressato e anche disgustato dalle cose della polis, in modo da lasciare ad altri la gestione del potere e del valore, va a votare e tanto basta.
Ateo: privandosi di un attributo specifico dell' essere umano completo e condannandosi ad una sorta di "sterilizzazione" spirituale, si convince che l'esistenza è una pura carnalità, e che l'invisibile non esiste.
Una sorta di autoevirazione nello spirito, che non può che avere un risultato: il ripudio della realta alla quale non può più accedere per mancanza di mezzi.
Questa è la disintegrazione che stiamo affrontando, nei suoi diversi aspetti, dal particolare all' universale, dal privato al pubblico.
Non c'è modo di fermare questo processo degenerativo senza smascherarne gli artefici nascosti.
Ma la prima arte di questi occulti persuasori e proprio quella di convincere che nessuno persuade e che non esistono avversari.
Prendendo in prestito una frase da un passato remoto, si potrebbe concludere così: la più grande vittoria del Diavolo è avvenuta quando ha convinto il mondo, che il diavolo non esiste.
Senza voler tirare in ballo tesi complottistiche o visioni apocalittiche, sarà sufficiente rilevare, obbiettivamente, i tratti fondamentali di quella che è, nei tempi attuali, una tendenza sempre più marcata.
Integrazione è uno dei vocaboli più pronunciati nel lessico ordinario e dai mezzi di comunicazione di massa, ma a ben vedere, la società viene incanalata nel senso diametralmente opposto.
La dis-integrazione comincia dal nucleo elementare di questa nostra società: la famiglia; si estende all'ambito territoriale più immediato; dilaga in quello dalla appartenenza etnica, distrugge quello nazionale; ridicolizza e snatura quello del credo religioso; mina le basi dello stesso consorzio umano.
Ma come si articolano queste disintegrazioni ?
La prima e più importante ai fini del controllo dell'individuo e della società è quella familiare.
La proposta di modelli "alternativi" di famiglia (allargata, omosessuale, di fatto, etc.), non è altro che un diversivo, un espediente, per diminuire nell' immaginario collettivo l' importanza fondamentale di questo "mattoncino" che unito a tanti altri e alla malta che li tiene insieme, costruisce il solido istituto della Nazione.
Le altre forme di micro-relazione umana, sono tutte legittime e da salvaguardare, ma non sono la famiglia. Le si possono affiancare ma non possono sostituirla in nessun modo. C'è un legame di sangue, oltre che di vicinanza, tra i familiari. Non basta essere vicini di casa, o vivere anche nello stesso appartamento, per essere una famiglia.
E il legame di sangue persiste, anche se si vive distanti e disgiunti: non dipende dallo spazio e dal tempo.
Nel caso virtuoso e ammirabile dell' adozione di figli, è il NOME che fa le veci del sangue, perchè ne è la manifestazione verbale, in luogo del quale si pronunciano promesse che implicano comportamenti ed impegni da veri consanguinei.
L'ambito territoriale più immediato è sottoposto ad un altra forma di attacco disgregante: la virtualità.
Sradicare l' individuo dal territorio e proiettarlo altrove, o col corpo o con la mente, è il modo più sicuro per renderlo incapace di interagire concretamente col mondo circostante.
Non importa se emigra in altri luoghi inseguendo miraggi e fuggendo da crisi indotte; oppure se scambia le sue amicizie di quartiere con quelle del social-network di turno: l'importante è che non sia, con mente e corpo, qui e adesso.
I partiti politici e le mafie di tutti i dialetti ben conoscono questa "legge del territorio" e basano su di essa il proprio perverso potere.
L'alienazione davanti alla TV o al dispositivo tecnologico di turno (PC, smartphone, tablet, etc.) è un violento colpo alla stabilità dell' individuo, al suo rapporto con la realtà. L'illusione di essere altrove allontana la possibilità di operare qui e ora.
Forzare l'abbandono della propria terra, del proprio luogo d' origine, è un ulteriore affondo a quella stabilità psico-fisica individuale, e rende le persone più facilmente oggetto di controllo e trattativa sociale.
Sulla etnia si è detto moltissimo e quasi tutto a detrimento e demonizzazione di questa innegabile appartenenza di ogni essere umano.
Si deve alla sottocultura di matrice socialista (che sia nazional-socialista o internazional-socialista poco importa) l' esasperazione della appartenenza etnica e la varie aberranti dottrine delle razze che ne conseguono.
La definizione "sottocultura" non allude al fatto che possa esistere anche una "sopracultura" delle stessa matrice, ma semplicemente che questa forma di pensiero deviato non può in nessuno modo essere annoverato tra le culture. Semmai tra le inculture.
La sua sindrome da comparazione (superiore, inferiore, uguale) che si è rivelata essere una vera e propria patologia collettiva, ha generato le peggiori ideologie, rivoluzioni, distruzioni che il mondo nei suoi lunghi e luminosi millenni, abbia mai conosciuto.
Piuttosto che addizionare i valori di individui o collettività diverse che si incontrano, e magari adempiere il mandato divino: crescete e moltiplicatevi, come farebbero tutte le buone filosofie, questa dottrina tende a sottrarre l'uno all'altro dopo una inutile comparazione (quale che sia il risultato), con la conseguenza non trascurabile della divisione tra le persone e le genti, i sessi e le religioni.
Questo simbolismo comparativo-aritmetico dovrebbe rendere più chiaro il lavoro veramente anti-umano e anti-sociale che queste dottrine attuano.
Non esistono razze superiori o inferiori, e non c'è nemmeno la pretesa uguaglianza dei popoli: c'è solo la meravigiosa e costruttiva diversità degli individui, delle razze e delle culture, che in armoniosa somma, moltiplica le facoltà del consorzio umano.
La distruzione delle nazioni avviene in maniera simile a quella etnica, con la differenza che mentre nelle razze viene accentuata una "diversità da superare", un "pregiudizio da abbattere", tramite l'imbastardimento; per le nazioni si afferma un principio di inutilità e di obsolescenza, dettato dal trascorrere del tempo e dalla conclusione di una non ben definita fase storica.
Ma le nazioni non si basano sul tempo o sui confini geografici, bensì sulla unità linguistica ed etnica, cioè sulla capacità vera e immediata di trasmettersi: concetti, emozioni, sensazioni, verità; attraverso il condiviso dono della parola comune, appresa nelle proprie case da quando si è infanti.
Non è un caso che, fallito il velleitario tentativo dell' esperanto, si sia ricorsi all' inglese come lingua franca: la più elementare, grammaticalmente e sintatticamente, la più inadatta ad esprimere principi spirituali e psichici data la genericità dei suoi vocaboli, la più lontana dalle altezze delle lingue antiche quali il sanscrito, il greco, il latino, capaci di educare oltre che la favella anche l'anima umana. Inoltre non è da trascurare il fatto che in inglese, i suoni vocalici si scrivano in un modo e si pronuncino in un altro: ulteriore segno di confusione e alterazione della comunicazione.
Per la religione, che per sua natura e definizione, dovrebbe unire tutti gli esseri, ogni popolo con la propria forma specifica, in un unica grande famiglia di Dio, è stato fatto un lavoro raffinato e terribile.
Nella mente dei più dotati è stato inserito il dubbio che si tratti di una fandonia; in quella dei meno: l' ostilità verso le forme diverse dalla propria.
Parlare di "Dei falsi" è stato uno sciocco espediente di una certa forma religiosa per prevalere sulle altre; forma che ha poi per prima aperto le porte ad una aberrazione dello spirito ormai dilagante: l' ateismo.
La "guerra di religione" inoltre, invenzione antica per coprire una sempre nuova brama di potere, è una contraddizione in termini: la vera religione professa sempre pace e armonia; e quando vengono usate metafore guerriere è sempre e soltanto nei confronti: dell' errore, del peccato, del male, del maligno, dell' ignoranza; mai nei confronti del prossimo o del remoto.
Dai monoteismi più intransigenti, alle forme meditative estremo-orientali, ai politeismi ritenuti a torto "primitivi" o "sorpassati", ovunque è pace e amore.
Ogni altra intromissione è carnalità, necessità sociale, materialismo cruento.
Per il consorzio umano infine il lavoro di disgregazione è stato capillare e definitivo.
L' appartenenza al genere umano è solo una espressione letteraria, usata e abusata su giornali e simili, ma completamente sconosciuta agli individui.
Il modello individuale più in voga è quello del: single, consumatore, apolide, apolitico, ateo: quanto di più lontano dall' integrità e dall' integrazione con l'altro e col mondo.
Single: perchè l'egoismo regna sovrano, e l'attenzione è solo per la forma fisica, il salutismo, la moda, la seduzione (con successivo abbandono); la fedeltà è considerata un disvalore e il tradimento una "scelta che paga", sbandierata anche dalle offerte promozionali della spietata concorrenza commerciale.
Consumatore: nel senso di puro convertitore di merci in scorie. Niente attenzione agli sprechi, all' ambiente, alla non rinnovabilità delle fonti. Una macchina da spesa, capace solo di convertire i prodotti delle varie industrie in pattume da smaltire con sempre crescente difficoltà.
Apolide: senza patria nel cuore, senza una terra sotto i piedi: migrante, migrato, o in procinto di migrare; oppure col frenetico desiderio di viaggiare, fuggendo e cercando non si sa bene cosa; disprezzando ciò che è proprio ed esaltando un' utopia che non si avvererà mai.
Apolitico, nel senso che è disinteressato e anche disgustato dalle cose della polis, in modo da lasciare ad altri la gestione del potere e del valore, va a votare e tanto basta.
Ateo: privandosi di un attributo specifico dell' essere umano completo e condannandosi ad una sorta di "sterilizzazione" spirituale, si convince che l'esistenza è una pura carnalità, e che l'invisibile non esiste.
Una sorta di autoevirazione nello spirito, che non può che avere un risultato: il ripudio della realta alla quale non può più accedere per mancanza di mezzi.
Questa è la disintegrazione che stiamo affrontando, nei suoi diversi aspetti, dal particolare all' universale, dal privato al pubblico.
Non c'è modo di fermare questo processo degenerativo senza smascherarne gli artefici nascosti.
Ma la prima arte di questi occulti persuasori e proprio quella di convincere che nessuno persuade e che non esistono avversari.
Prendendo in prestito una frase da un passato remoto, si potrebbe concludere così: la più grande vittoria del Diavolo è avvenuta quando ha convinto il mondo, che il diavolo non esiste.
lunedì 25 giugno 2012
Che cosa è l'uomo
In molti modi è stato definito, nella storia, l' essere umano.
Senza nulla togliere a ciò che è stato detto, io, per esperienza dolorosa e diretta, aggiungo, e dico che l'uomo è un Campo di Battaglia.
Non uno statico e indefinito terreno di scontro, ma un verde campo e una cittadella viventi e animati, capaci di mutare aspetto e forma, paesaggio e fortificazioni, in ragione della propria Volontà, delle inclinazioni e della situazione fisico-animico-spirituale, che ognuno di noi attraversa.
La perenne guerra che vi si svolge non si palesa attraverso battaglie combattute con armi umane: lame affilate e frecce penetranti o codardi fucili e devastanti esplosioni: no, si tratta di altro.
Si tratta di un' unica Santa Battaglia che si manifesta in molteplici scontri, combattuta tra due forze simili e contrarie, che noi, indegni figli del Signore degli Eserciti, chiamiamo: San Michele Arcangelo, invincibile Principe delle Milizie Celesti, e Satana il decaduto angelo ribelle, principe delle tenebre.
A noi, piccoli ma insostituibili registi di questo dramma del microcosmo umano, sta il compito ogni volta, di favorire o impedire all'uno o all'altro, una vittoriosa azione o una cocente sconfitta; erigendo fortificazioni insormontabili o animando perfino le radici delle piante dei campi per impedire o ritardare il passaggio dell'una o dell'altra schiera.
Spostando montagne, se si possiede quel "granello di senapa" di Fede; precipitando nell' abisso se si rinuncia alla Speranza aprendo le porte della cittadella alla disperazione; erigendo il muro di fuoco della Carità che non può essere attraversato da chi non abbia Spirito Puro.
Tutto questo poggia su un assioma fondamentale: una parola e una realta, meravigliosa e terribile: la Libertà.
Fu la Liberta la condizione necessaria per la seduzione nei confronti dell' albero della scienza del bene e del male, degli antichi progenitori; e prima ancora: della caduta del più bello, luminoso e potente degli angeli che il Signore aveva creato.
Se non ci fosse stata la Libertà, nessuno avrebbe tradito, nessuno si sarebbe mai dannato.
Ma neanche santificato.
Imprigionati nei rigidi e infrangibili schemi del padrone-creatore, come marionette in mano al burattinaio, avremmo soltanto stupidamente recitato una parte già pensata e scritta; tutto sommato, senza senso.
E invece non è così.
La differenza tra l'ipotetico mondo delle marionette e il reale mondo degli uomini e degli angeli, la fa la possibilità di scelta, e cioè: l' espressione autentica della propria volontà, nella perfetta libertà; questo, ci fa salvi o dannati, veramente e realmente.
Ma gli angeli decaduti odiano la libertà, soprattutto quella degli uomini a loro naturalmente inferiori ma incredibilmente prediletti dal Padre; perchè è stata proprio la liberta, e il suo uso non virtuoso, la causa della loro rovina; quindi cercano di negarla, di nasconderla, di impedirne il retto uso.
Astutamente la sostituiscono col libertinaggio, che è sinonimo di schiavitù: piuttosto che liberi, insegnano ad essere schiavi di passioni, vizi, esigenze, necessità... facendo credere di esercitare la propria libertà, soggiacendo a ciascuno di questi carcerieri e incatenandosi con tutte queste catene.
Così, come conseguenza imprescindibile della "caduta nella libertà", sta la sua affermazione reciproca: soltanto attraverso la Libertà potrà realizzarsi la Redenzione.
La Redenzione è l' assenso: una consapevole ed integrale, libera e profonda adesione alla Verità e alla Grazia, alla Sapienza e alla Virtù, all' Amore Eterno e Invincibile, che per noi, immensamente prediletti dall'Altissimo, si riassumono nella Persona di Gesù Cristo.
Per la Redenzione, una propedeutica e ferrea disciplina della Verità è l'unica forma di imposizione possibile, perchè: La verità vi fara liberi, dice Nostro Signore.
Ma nessun' altra forzatura, nessuna costrizione, nessuna finzione, nessuna umana invenzione attuale o ereditata, è compatibile con la disciplina della Verità, ai fini della Redenzione.
Falso sarebbe un atteggiamento soltanto esteriore; inutile un buon agire non supportato da identico desiderio.
Potrebbe servire a mantenere "l'ordine pubblico" o le "buone maniere", ma non a guadagnarsi il Paradiso.
"Chi è santo si santifichi e chi è peccatore pecchi, i tiepidi saranno vomitati".
Il più importante e difficile dei comandamenti che Il Signore, nella sua infinita bontà, ci ha donato, quello che tutti li riassume e completa è quello dettato per ultimo; nella sua forma originale e sintetica può suonare così: attento a ciò che desideri.
Quello che si porta nel cuore determina la salvezza o la dannazione.
Quindi l'educazione della volontà è la via, non le convenzioni: imparare a Volere il Bene.
Quando la propria volontà è un tutt'uno con la Volontà dell' Altissimo, si realizza la vera Comunione: si rende attuale e vera la frase della più famosa e bella preghiera dei seguaci di Cristo: sia fatta la Tua Volontà.
E allora: cosa è veramente l'uomo?
Se, come viene insegnato, egli è costituito da una parte visibile ed una invisibile, allora è nello stesso tempo: Campo di Battaglia e Volontà.
Nel campo si scatenano le forze che vanno al di là della sua comprensione, ma che egli ha il potere, concessogli da Dio, di ostacolare o assecondare attraverso l'uso della sua parte più alta e nobile: la Volontà, che alberga nella Segreta Camera del Cuore, dove nemmeno Dio Onnipotente entra senza il nostro Assenso.
mercoledì 30 novembre 2011
Quartine in italiano, in una notte agitata
Verità
Esistono soltanto quelle cose
che vivo, che ho vissuto, o che vivrò.
Il resto... è l'aria fritta che non ho...
anche se sembra profumar di rose.
Grazie
Grazie Signore, per i dolci doni
che mi dispensi. E per le storie amare,
grazie ancor più. Si, è vero: perdonare,
è assomigliare a Te, che mi perdoni.
Vivi
Nella mente di Dio, tutti i tuoi anni,
sono pochi secondi... o forse meno.
E allora: abbraccia il mondo, togli il freno,
perchè la Vita non sia solo affanni.
Apparenza e sostanza
É facile sembrare onesto e saggio
quando la vita si comporta bene.
Ma quando bara, ecco che il coraggio
viene assai meno. É Dio che ci sostiene.
Preghiera
Rincorre un sogno da una vita intera,
con Fede e Carità, Tuo figlio. E spera.
Dio, fa in maniera che non sia chimera
la sua ricerca della Vita Vera.
Mistero
Ma quante meraviglie son nascoste!
Mai le conosceremo per davvero.
Serrati nel cassetto del mistero:
versi non scritti... splendide risposte.
Piango
Piango... per quegli amori non amati,
per la scienza che non ho conosciuto,
per la quella vita che non ho vissuto,
e per quei figli... non li ho generati.
Padre
Anima grande, anima profonda:
padre, che ho valutato troppo tardi.
La tua benedizione; e che risponda
bene per me... se adesso tu mi guardi.
Bugia
Tu credi che sia tua, nella tua mente,
la virtù di comporre in poesia.
E invece è falso. É solo una bugia
che racconti... colpevole e innocente.
Scusa
Scusa: non ho saputo esser fedele.
A un ricordo sbiadito. Non importa:
la colpa è mia. Nessuno lo supporta
questo mio amore, amaro più del fiele.
Dormire o scrivere ?
"Dormi!", tu dici. Ma se io dormissi
le migliori spremute di sostanza
rimarrebbero chiuse nella stanza
dell'inespresso: meglio se morissi.
Arrossire
Domani leggerò le quattro cose
che ho scritto in questa notte, ubriacata.
Le riterrò un' emerita "boiata",
e arrossirò; come le rosse rose.
Volo
Ma le cose più belle non le ho scritte.
Le serbo nel profondo del mio cuore
intangibili. E aspetto che l'amore
mi lanci in volo, senza più sconfitte.
A.L. - 30/11/2011 - 3.10
martedì 30 agosto 2011
Una preghiera in forma di sonetto
Grazie, Signore, per la vita bella
che mi doni ogni giorno; a Te la gloria
la mia anima a Te non si ribella:
perdona i miei peccati e la mia boria.
Grazie, Madonna mia: Tu sei la stella
che guida il mio cammino e la mia storia
letizia del mio cuore: Tu sei quella
che dà luce al futuro e alla memoria.
Grazie Spirito Santo benedetto
con i tuoi sette doni e con la vita
che dispensi nel modo più perfetto.
Grazie angeli e santi della fede;
perchè non c'è una grazia più infinita
di essere un pulviscolo che crede.
che mi doni ogni giorno; a Te la gloria
la mia anima a Te non si ribella:
perdona i miei peccati e la mia boria.
Grazie, Madonna mia: Tu sei la stella
che guida il mio cammino e la mia storia
letizia del mio cuore: Tu sei quella
che dà luce al futuro e alla memoria.
Grazie Spirito Santo benedetto
con i tuoi sette doni e con la vita
che dispensi nel modo più perfetto.
Grazie angeli e santi della fede;
perchè non c'è una grazia più infinita
di essere un pulviscolo che crede.
giovedì 14 aprile 2011
I sonetti in romanesco
Ogni tanto scrivo.
Si tratta di un vecchio vizio di famiglia (mio padre scriveva e lo faceva molto meglio di me) difficile da estirpare.
Quando vedo o sento una cosa che non mi va giù o mi commuove, il forbito e tutto sommato "artificiale" italiano sparisce per un attimo, lasciando spazio al naturale, sanguigno e originale romanesco; coniugato a un po' di mestiere acquisito nei lunghi anni di frequentazione di alcuni poeti romaneschi ormai scomparsi. Ed escono fuori cose come queste qui.
Si tratta di un vecchio vizio di famiglia (mio padre scriveva e lo faceva molto meglio di me) difficile da estirpare.
Quando vedo o sento una cosa che non mi va giù o mi commuove, il forbito e tutto sommato "artificiale" italiano sparisce per un attimo, lasciando spazio al naturale, sanguigno e originale romanesco; coniugato a un po' di mestiere acquisito nei lunghi anni di frequentazione di alcuni poeti romaneschi ormai scomparsi. Ed escono fuori cose come queste qui.
Iscriviti a:
Post (Atom)