lunedì 11 febbraio 2002

Omaggio a due grandi uomini: J.R.R.Tolkien e C.S.Lewis

Lettera di Melkor a Sauron, scritta dalle tenebre esteriori alla terra-di-mezzo


mio oscuro servitore

molto ho lavorato affinché i tuoi servigi nella terra di mezzo fossero finalmente messi a frutto.
I Valar, i potenti al servizio del Nemico, si sono ormai disinteressati ad Arda, disgustati dalla cecità dei suoi abitanti, e solo raramente volgono i loro occhi pietosi alle cose del mondo, distogliendoli inorriditi quasi subito; d'altronde nessuno più li invoca e quindi possiamo finalmente operare secondo i miei disegni.
Le arpe degli elfi tacciono, e i loro canti piu' non risuonano; perfino il loro ricordo e' spento.
Le altre razze sono sparite dalla terra di mezzo e quindi nessuna "prova reale" rimane della veridicità delle antiche storie, ormai relegate nel mondo (da te mirabilmente ridotto e definito) della mitologia e dell' astratto simbolismo.
Gli uomini, ridotti escusivamente nella loro forma mortale, sono finalmente diventuti miei schiavi.
Nessuno piu' crede che essi abbiano un'anima immortale, abbiamo finalmente spezzato i vincoli che li legavano al Nemico e li abbiamo convinti che L'UNO e i suoi Valar fossero un'illusione o un espediente politico per governare gli "ottusi popoli antichi" e che finalmente il progresso li abbia "liberati".
Quelli di loro che "hanno fede", li abbiamo tutti ingabbiati nelle forme rigide e orizzontali delle religioni, badando bene a rendere quest'ultime avulse dalla vita "reale", e a togliere loro qualsiasi riferimento verticale.
La migliore tua opera e' stata quella di assimilare la religione ad una materia scolastica: davvero ingegnoso, lo riconosco.
Quell'esaltazione, poi, dell'amare il prossimo (dimenticando naturalmente di onorare l'UNO) è stato un tocco di classe, perché mai si accorgereanno che l'amore verso altri, prima dell'amore per l'UNO, è pur sempre un atto di sottomissione a me, anche se ammantanto di bontà e di altruismo. I miei complimenti, Sauron, neanch'io avrei saputo fare di meglio.
Devi però ancora estirpare la mala pianta della Tradizione segreta e su questo non mi posso complimentare con te: non basta riempire il mondo di innumerevoli gruppi e sette che confondono, mescolano e travisano; devi colpire quelli che ancora conservano integralmente il deposito tradizionale. Astuto il tuo cambiamento di senso della parola "integrale" e della accezione fortemente negativa che ora gli uomini danno all' "integralismo": ben fatto.
Ciò che è integro ci è nemico per definizione e quindi devi spezzarlo.
Complimenti anche per aver posto in desuetudine (e non apertamente avversato, perché sarebbe stato controproducente) parole e concetti come: onore, lealtà, bontà, fedeltà e tante altre che non menziono perchè il mio nero cuore trema soltanto nel rievocarne implicitamente la luce; ma mi rassereno subito constatando che non ne resta quasi più traccia nel mondo degli uomini.
L'opera sistematica che hai condotto nella scienza, nelle arti, nella politica e in tutte la altre sfere dell'intelletto umano ha prodotto i suoi mirabili frutti: nulla è rimasto collegato al Nemico; tutto procede per conto suo, indipendentemente.
Questo è di estrema importanza per il mio regno.
La ricerca scientifica deve proseguire senza interferenze, affinchè nulla possa controllarla e sottometterla alla legge del Nemico. Certamente devi far si' che si lavori per cercare le cure (con la mano sinistra) mentre (con la destra) si preparano i veleni, di modo che gli uomini credano nelle prime, ignorando o ritenendo immancabili i secondi.
Hai ben usato quella mia arte di insegnare alle cellule di un organismo a distruggere le proprie sorelle, finendo poi per distruggere tutto il corpo. Gli uomini hanno dato diversi nomi a questa mia nera arte, quando colpisce il corpo di un uomo o quando colpisce per esempio, la società, ma in realtà è sempre il mio veleno all'opera. Certo, abbiamo bisogno che loro forniscano i supporti materiali per il propagarsi e il riprodursi dei nostri invisibili agenti.
Ottimo per lo scopo è lo sviluppo della società tecnologica (ritenuta per fortuna da quasi tutti gli uomini il miglior modo di usare le proprie energie), questa è una produttrice inesauribile di scorie che favoriscono i nostri minuscoli agenti.
Non dimenticare di illudere gli uomini con la ricerca delle cure! Mantieni sempre il livello simile alla produzione dei mali, così crederanno di progredire e dispedereranno se stessi e il mondo nella creazione del male e nella vana ricerca dell'antitodo, sempre meno efficace.
Quanto alla durata della vita: devi concedermi che questo è il mio colpo da maestro. Gli uomini sono ormai così attaccati alla propria esistenza terrena (dimenticando, per fortuna, il Dono del Nemico) che farebbero qualunque cosa per protrarla: accettano di essere trattati come macchinari (con relative parti di ricambio) e sezionati, e trapiantati... non ti nascondo che sapere che un uomo viva con il fegato di un maiale dentro di se e che il suo organismo lo rifiuterà sempre e lotterà fino alla fine per espellerlo, mi riempie di piacere.
Guai se questi accettasse la legge del Nemico, passasse per le porte del dolore, bevendo dall' amaro calice fino alla feccia, e conquistasse la vita eterna: sarebbe portato in trionfo alla corte dei Valar, nelle terre imperiture degli Eldar, diverrebbe padrone del suo destino, avrebbe il Dono dell'Uno (che nessuno, neanche i più potenti dei Valar, conosce), potrebbe tornare o non tornare, aiutare gli altri... e chissà quant'altro.... e questo noi non lo possiamo sopportare.
E quando non avranno bisogno dell'arte medica, lasciamo che il loro spirito si aggrappi al corpo cadente e decrepito, al cervello rimbambito e svuotato, dimenticati dai loro cari, in una vuota casa o affollato ospizio che sia.
Che mai più si ripeta quello che nelle ere precedenti accadeva, cioè che un uomo all'apice della sua vita, nel pieno vigore e con i pieni poteri, accolga sorridente il Dono del Nemico e si diparta da questa terra, lasciando noi nell'invidia impossibilitati ormai a raggiungerlo, chissà dove.
Deve languire qui, creando con la sua mente (se conoscesse anche solo in parte il potere che ivi risiede, per noi sarebbe finita) il proprio destino di vuoto e disperazione alla quale accederà dopo la morte.
Credo che il Nemico abbia concesso agli uomini di completare il suo Dono, con il potere della mente che ha dato loro.
Quindi, Sauron, attento a come gli uomini immaginano il loro post-mortem perchè sarà così come lo creano nella loro mente, immerso nel Dono del Nemico che nessuno conosce.
Va benissimo quello che viene chiamato "ateismo": un vuoto, un nulla che tanto somiglia alla tenebra che ci ha avvolto e protetto da quando i Valar, sollecitati dagli uomini, ci cercavano e ci scacciavano.
E adesso guarda, il compimento della nostra opera: guarda quell'uomo, sulla terra: davanti alla televisione che gli propina le nostre menzogne, non ha fatto in questa giornata terrestre, alcunchè che lo possa ricollegare al Nemico o ai suoi Valar: ne' un rito, ne' una preghiera, ne' un sacrificio; domani tornerà al giogo dal quale crede di essersi sottratto ieri: ad un lavoro che lo umilia, non gli piace, e che per andarlo a svolgere perderà metà del tempo a sua disposizione e contribuirà ad appestare e far ammalare (ah godimento supremo!) i suoi simili.
Guardalo ancora: è ormai ridotto ad un semplice apparato digerente dotato di organi sessuali; questi ultimi sempre meno atti alla riproduzione e sempre più alla libidine verso tutto e tutti (che soddisfazione, quella che loro chiamano la "pedofilia" e che alcuni di loro ancora, per poco, avversano!). Consuma e produce scorie; non pensa e non crea; si inchina senza saperlo al nostro vassallo, il danaro, sacrificando al suo altare tutte le sue energie. Schiavo, illuso dalla libertà (che tu gli tieni ben celata nella sua vera essenza) si aggira in un mondo squallido (avendo lui perso il senso dello squallore, non può più accorgersene) e ogni tanto uccide un suo simile, magari sua madre o i suoi figli. E altri come lui propagandano, con celata nequizia, la notizia intossicando i cuori e rendendoli aridi.
E infine, cosa abbiamo fatto della guerra! Splendido sterminio di massa, dal quale nessuno può sottrarsi; usa il meglio della tecnologia per massacrare e distruggere... che meraviglia! In questo, devo dire, sono state superate tutte le nostre migliori speranze!
Nessuno ricorda più, per fortuna nostra, quando la guerra era un puro simbolo esteriore del combattimento interiore contro di noi. Quando la guerra, fatta soltanto da un ristretto gruppo di valorosi, aveva regole e onore nel mondo.
Ricordo un fatto increscioso, accaduto in Arda, quando un uomo propose al suo imperatore di usare la polvere pirica, usata fino a quel momento soltanto per i fuochi d'atrificio nelle feste, come strumento nella guerra. Quell'uomo fu mandato a morte del suo sovrano: la lingua mozzata e il suo nome cancellato dal libro della vita. Questo fatto cruento di per sè non deve farti gioire, mio Sauron, non guardare l'apparenza della crudeltà e non ti beare di questa. L'avvento della polvere da sparo nella guerra fù ritardato di molti anni terrestri, perchè nessuno osò più proporlo. Per fortuna, altrove non regnava quel sovrano illuminato dal Nemico e simili proposte ebbero migliore accoglienza. Così ora noi possiamo godere non di una sola lingua strappata, ma di milioni di morti nelle più atroci sofferenze e senza la speranza della vita imperitura.
Con questa magnifica prospettiva, che cresca sempre di più nei loro cuori la nostra presenza, oscuramente ti saluto e ti raccomando di non allentare mai la sorveglianza, perchè l'aquila del Nemico potrebbe sempre passare attraverso nostra rete e portare il suo candido compagno di viaggio sano e salvo da qualche parte; se questo accadesse potrebbe rinascere negli uomini consapevolezza di noi e quindi potrebbero rialzare la testa, reimpiantare la rosa nella croce e per noi sarebbe impossibile reagire. Quindi attenzione...

Il tuo oscuro padrone Melkor

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