venerdì 28 giugno 2013

La sostenibile pesantezza del non essere

Che cosa è diventato l' uomo...
Da creatura stupenda, fatta, in principio, a immagine e somiglianza del Dio Altissimo, ai nostri giorni è ridotta ad una larva, una stupida marionetta; pallida eco di quella che, in tempi migliori, era la progenie della decima gerarchia angelica, quella dei Ben Elohim: i Figli di Dio.
Purtroppo: l' uomo si abitua a tutto.
Da questo la sostenibilità della nostra attuale condizione.
Siamo esseri immortali, prigionieri di un corpo mortale che abbiamo "indossato" durante la caduta primordiale, il peccato originale; capaci di adattarci alle condizioni più avverse ed è per questa caratteristica che la nostra attuale condizione ci risulta sostenibile.
Anche se non lo sarebbe.
Accettiamo di essere assimilati a dei congegni biologici, ai quali è possibile cambiare i componenti; ci assoggettiamo ai peggiori postulati della più cieca pseudo-scienza profana; consentiamo che la nostra esistenza sia regolata da fredde norme, che prevedono analisi di laboratorio per stabilire il nostro stato di salute e protocolli medici per destabilizzare definitivamente il nostro equilibrio psico-fisico; oppure renderci dipendenti da farmaci e preparati chimici, figli di una alchimia ormai materializzata, pervertita e asservita al profitto.
Pesante è la nostra condizione: materiale e soltanto materiale. Ogni orizzonte celeste viene negato o relegato nel mondo dei sogni e delle illusioni. La forza di gravità ci vincola alla terra: alla dimensione più bassa e grossolana della nostra molteplice realtà.
Ma la sosteniamo.
Perchè siamo parole divine, vestite di luce, sospinte dal soffio dello Spirito.
Ma consentiamo a sordidi agenti del nemico, di sottrarci la felicita; di rubarci il bene più prezioso: il nostro tempo per la Redenzione in questa vita mortale; assecondando frenetici quanto inutili ritmi vorticosi autodistruttivi. E consentiamo loro di  deprezzare il nostro lavoro, il nostro ingegno, la nostra operosità, che in verità hanno sempre il medesimo valore, ma che vengono stritolati nelle effimere tenaglie della finanza, che toglie importanza rendendo rara l' unità di misura.
Ci hanno imposto il danaro: per dare un prezzo alla nostra opera negandole il valore.
Valore che è imperituro, e nessuno può cambiare; si può solo mistificare.
Basterebbe voltarsi e guardare alle origini per cambiare: le luminose origini.
Ma barancoliamo nelle tenebre, illusi da falsi profeti.
Come nella caverna di Platone, guardiamo le ombre sul muro credendo che siano vere.
Abbiamo rinunciato ad essere, affascinati dalla lusinga di esistere.
La fase peggiore è incominciata con una inversione: cogito ergo sum.
La caratteristica della nostra attuale, decaduta, condizione è proprio l'inversione: di ruoli, di significato, di prospettiva.
Sum ergo cogito, dice un figlio di Dio.
Perchè i pensieri nemmeno ci appartengono: chi è aduso alla meditazione, sa bene che non si comprende da dove vengano, né dove vadano, né chi o cosa li mandi... non certo noi stessi. A noi è dato rifiutarli o assecondarli: aggrapparci a loro o lasciarli andare, ricamare su di loro o gettarli nella pattumiera.
E ci siamo ridotti ad identificarci con essi!
Homo cerebralis.
Pallide ombre, evanescenti fantasmi della mente, impulsi elettrici di un cervello destinato ad essere cibo per vermi: poniamo in loro il fondamento della nostra essenza; abbiamo rinunciato ad essere.
Ma la luce in fondo al tunnel c'è, anche se non la vediamo.
E allora, anche mentre noi "non siamo", anche mentre noi affondiamo, pesanti, nella tenebra, anche mentre sosteniamo l'insostenibile, c'è Qualcuno che opera nella luce e nella verità: redime l'umanità intera, con un semplice, sublime, incomprensibile sacrificio eterno.
Mysterium Fidei.
Lui dobbiamo ritrovare, a Lui dobbiamo aderire, Lui è la nostra essenza.